6 lezioni sul branded content

Siamo stati allo Iab Seminar dedicato alla Content Strategy, ecco cosa abbiamo imparato sul branded content.

Il 7 aprile abbiamo partecipato allo Iab Seminar dedicato alla Content Strategy, abbiamo raccolto le lezioni che abbiamo imparato per condividerle con voi. L’ordine delle lezioni rispetterà lo stesso dell’agenda del Seminar.

Cos’è il Branded Content?

Il branded content è l’ideazione, la produzione e la distribuzione di contenuti originali su tv e/o sul web. Questi contenuti vengono sviluppati da persone o società incaricati dall’azienda e hanno lo scopo di far conoscere i valori di una azienda, appunto il brand.

Branded Content, Content

Marco Montemagno allo IAB Seminar dedicato alla Content Strategy

1 – Persone come punto di partenza

Punto centrale della presentazione di Jennifer Hubber, CEO Ipsos Italia, secondo noi, è che le persone devono essere il punto di partenza della campagna di Branded Content, ovvero un contenuto pienamente o parzialmente finanziato dal brand che promuove i suoi valori e offre qualcosa di significativo al pubblico, come divertimento, informazione o educazione.

Per poter creare un branded content potenzialmente vincente è necessario che si pianifichi il successo pensando alla piattaforma su cui si vuole lavorare, ai valori che il brand vuole trasmettere, al contenuto in sé e alle emozioni che si vogliono far provare ai consumatori.

Con il branded content dobbiamo essere in grado di entrare nel piccolo mondo del pubblico, tenendo presente che il mondo è sempre più frenetico e l’attenzione dei consumatori sempre più volatile.

2 – Diversi tipi di branded content

Elena Grinta, Direttore Generale Osservatorio Branded Entertainment ha presentato un’analisi del mercato attuale del branded content.

In particolare ci interessa riportare le tre diverse applicazioni che presenta del brand content:

  1. Contenuto commerciale
  2. Content Marketing
  3. Puro Contenuto Editoriale

Combinandole avremo:

  1. Product Placement (contenuto commerciale più contenuto editoriale)
  2. Brandend Content (contenuto editoriale più content marketing)
  3. Brand Integration (mix di tutte e tre)

Dall’analisi risulta anche che la maggior parte del branded content viene realizzato attraverso dei video sul web e che l’obiettivo principale dei brand è quella di comunicare i propri valori, seguito dalla volontà di investire in un formato diverso di pubblicità.

“La creatività è un rischio.”
Giuseppe Mastromatteo, Chief Creative Officer Ogilvy Italia

3 – Non sottovalutare il contesto

Walter Bonanno, Direttore Generale Gruppo Editoriale Citynews,  ha esemplificato il contributo del contesto della prossimità in una campagna di branded content, realizzata con un NATIVE ARTICLE*, in particolare in quella di ECO STORE per la promozione di Fort Knox, custodia protettiva per la carta di credito.

*NATIVE ADV: un tipo di advertising che si adatta perfettamente alla piattaforma su cui si trova.

Per questa campagna

  1. è stata essenziale l’attenzione all’attualità, da poco era stato mandato in onda un servizio sulle truffe alla carta di credito;
  2. è stato trovato quindi un contenuto per far avvicinare il pubblico al prodotto;
  3. il messaggio è stato mandato con frequenza sulle piattaforme più visitate dal target

In una campagna come questa, quindi con degli articoli di giornale creati appositamente per promuovere il prodotto, l’intento, passateci il termine, “markettaro” deve essere assolutamente esplicitato.

Il consumatore si fida del medium su cui si trova, edizione online del proprio giornale locale, e deve continuare a fidarsi anche quando legge il contenuto sponsorizzato; è necessario quindi essere vicini, davvero vicini, al proprio target di riferimento.

Come ha detto Francesca Romagnoli, Head of Operations Ligatus, il contenuto è il re, ma il contesto è la regina: questo per sottolineare l’importanza del contesto in cui si trova il nostro branded content.
Il contesto, come ha sottolineato Dario Caiazzo non deve essere intrusivo, è necessario che sia affidabile ed è più performante quando è un di tipo premium, ovvero rinomato.

Salvatore Aranzulla, Marco Montemagno, Branded Content

Salvatore Aranzulla e Marco Montemagno allo IAB Seminar dedicato alla Content Strategy

4 – Microinfluencers e USG

Il brandend content va esplicitato per una questione di fiducia, abbiamo scritto poco sopra. Il consumatore deve fidarsi del brand e deve riconoscersi in essa.

Sempre più spazio hanno al giorno d’oggi i microinfluencers, persone di una community che si sono guadagnate un discreto seguito e fiducia, e i creators, o meglio gli YouTubers. Sono loro che fanno la differenza: sono elementi di cui il consumatore si fida e con il quale esso si può relazionare, può agire.

Il consumatore non è più un consumatore passivo, vuole essere preso in considerazione e parte integrante della campagna promozionale. I brand hanno bisogno di nuovi modi attivi per soddisfare il bisogno di partecipazione degli utenti delle nuove generazioni.

5 – Native Advertising

Lorenzo Facchinotti, Media Analytics Leader Nielsen ha presentato i risultati della sua ricerca sulla profilazione e performance delle campagne di Native Advertising.

Il native advertising

  1. aumenta il favore verso la marca e l’intenzione di acquistare
  2. è più performante nella fascia d’età 18-44 anni
  3. aumenta la familiarità e affidabilità del brand
  4. spinge i consumatori ad approfondire la ricerca sul prodotto reclamizzato

Susan Borst, Deputy Director, Mobile, IAB US invece ci ha svelato la chiave per il native advertising di successo… IL CONSUMATORE! Lui è il vero punto chiave delle campagne di native advertising vincente.

6 – Una strategia video memorabile

Chiudiamo con la presentazione di Antonella La Carpia, EMEA Marketing e Communications Director Teads che dà questi consigli per una campagna video davvero memorabile.

  1. Garantisci un forte impatto sulla memoria a lungo termine del consumatore attraverso inserzioni in contenuti editoriali premium, con campagne altamente impattanti e capaci di generare un alto livello di User Engagement;
  2. Considera i contesti editoriali premium per allargare la gamma delle tue strategie pubblicitarie;
  3. Inserisci un elemento umano all’interno dell’annuncio in un contesto premium, performerà meglio;
  4. Complessità e movimento all’interno di un video performano meglio sui social network.
Salvatore Aranzulla, Marco Montemagno, Content Strategy

Salvatore Aranzulla e Marco Montemagno allo IAB Seminar dedicato alla Content Strategy

In sintesi

  1. PERSONE: le campagne si devono focalizzare su di loro;
  2. FIDUCIA: il brand deve trasmettere fiducia al consumatore;
  3. VICINANZA: il brand deve dimostrarsi vicino al consumatore per poterlo conquistare;
  4. MICROINFLUENCERS: è necessario coinvolgerli per migliorare le performance della campagna;
  5. TRASPARENZA: il native advertising va sempre esplicitato, il consumatore deve potersi fidare di voi e del vostro portavoce.
  6. EMOZIONI: trasmetti emozioni nella tua campagna, sempre.

Per ulteriori approfondimenti, visitate il sito IAB Seminar Content Strategy.

Ringraziamento a Edipubblicità che ha reso possibile la nostra partecipazione all’evento.

Beatrice Feudale

Beatrice Feudale

Social Media. Musica. Cinema. Serie TV. FAN. Come dissi alla mia discussione di laurea: "I fan sono importanti." e non mi stancherò mai di ripeterlo.

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