True Blood e cultura partecipativa.

«…la chiave sta nel creare esperienze che danno loro un pezzo della tua storia da raccontare…»

I sostenitori più accaniti vanno identificati e coinvolti all’inizio di qualsiasi campagna promozionale, come dimostra la campagna per la promozione della serie TV HBO True Blood al Comic-Con di San Diego e raccontata in A.A., Spreadable Media. I media tra condivisione, circolazione e partecipazione: il progetto è partito dallo zoccolo duro dei fan e si è allargato per costruire un’audience più ampia man mano che la messa in onda si avvicinava.

Ai personaggi più influenti all’interno della comunità di fan sono stati inviati degli oggetti misteriosi allo scopo di accendere la conversazione online. Inoltre, chi fosse stato in grado di risolvere l’enigma, avrebbe avuto accesso a dei contenuti esclusivi. Una volta catturata la loro attenzione, la campagna si è concentrata sul vasto pubblico. Questo il commento del direttore creativo della campagna, Michael Monello: «I fan più agguerriti agiscono molto più rapidamente secondo la loro passione, perciò la chiave sta nel creare esperienze che danno loro un pezzo della tua storia da raccontare.».

Fonte: huffingtonpost.com

Creare una cultura partecipativa è fondamentale.

Tra l’azienda di comunicazione e il nucleo centrale dei fan di True Blood, in particolare, ma più in generale tra un gruppo di fan e la corporate, si verrebbe così a creare una cultura partecipativa, definizione che si può trovare in Jenkins H., Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo, Guerini e Associati:

Una cultura partecipativa è una cultura con barriere relativamente basse per l’espressione artistica e l’impegno civico, che dà un forte sostegno all’attività di produzione e condivisione delle creazioni e prevede una qualche forma di mentorship informale, secondo la quale i partecipanti più esperti condividono la conoscenza con i principianti. All’interno di una cultura partecipativa, i soggetti sono convinti dell’importanza del loro contributo e si sentono in qualche modo connessi gli uni con gli altri.

In tale relazione, l’azienda ricopre il ruolo di partecipante più esperto. È questo ciò che si viene a creare quando una comunità di fan e l’azienda di comunicazione di un prodotto multimediale collaborano insieme per promuovere l’oggetto dell’essere fan: una cultura in cui qualunque fan può partecipare ed esprimere se stesso e in cui i direttori creativi possono dare loro dei consigli su quali contenuti, che potrebbero servire alla campagna promozionale, pubblicare; nel caso di True Blood delle semplici fotografie degli oggetti ricevuti. Una cultura al cui interno i fan sono consapevoli del loro potenziale e si impegnano al massimo per contribuire alla causa.

Fonte: buddytv.com

 

Beatrice Feudale

Beatrice Feudale

Social Media. Musica. Cinema. Serie TV. FAN. Come dissi alla mia discussione di laurea: "I fan sono importanti." e non mi stancherò mai di ripeterlo.

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